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  SUNDARARAJA YOGASHRAYA (in passato conosciuta come Shardana Yoga Ashraya) è una communitá di persone interamente dedicate allo studio e alla pratica dello Yoga secondo gli insegnamenti del Grande Maestro Yoga Shri BKS Iyengar.  Ashraya in Sanscrito vuol dire rifugio, asilo. Sundararaja Yogashraya vuole quindi offrire un rifugio per la pratica dello yoga e un luogo di studio di questa disciplina antichissima a chiunque sia interessato alla propria evoluzione.    
Come emblema è stato scelto il fiore del loto con otto petali, uno per ogni ramo dello yoga (ashtanga yoga). Il fiore del loto é simbolo di purezza e di elevazione spirituale, emerge da acque fangose senza che i suoi petali vengano sporcati, perció é il simbolo dell'illuminazione e di chi vive tra le impuritá del mondo senza tuttavia esserne contaminato. Il colore arancione é nella cultura indiana un colore sacro. Rappresenta 'agni', il fuoco, e il suo potere purificatore: nelle fiamme del fuoco tutte le impuritá vengono rimosse. Nella religione Induista viene indossato da asceti e rappresenta perció la ricerca spirituale. L'arancione é il colore che veniva indossato anche dagli appartenenti alla casta dei guerrieri. Al centro del fiore arancione del loto la posizione yoga del guerrieroVirabhadrasana I, dedicata al valoroso kshatriya Virabhadra, nato dall’ira di Shiva per punire un onta che il Dio aveva ricevuto.  Il termine Sanscrito 'kshatriya', con cui viene definita la casta dei guerrieri, vuol dire ‘colui che protegge dalla violenza di altri’. Dal Sanscrito 'kshan, kshanoti' (ferire, far violenza) e 'tra, trayate' (salvare, proteggere). I guerrieri nell’antichità erano perciò coloro che fornivano protezione dalla violenza e combattevano per principi religiosi. Nel loro codice d’onore non era permesso offendere per primi.    Arjuna, protagonista principale della Bhagavad Gita, è la personificazione del guerriero modello e del discepolo virtuoso a cui Krishna impartisce la conoscenza più segretalo Yoga.     'Sii fermamente situato nella pratica dello Yoga, o Arjuna, rinunciando all’attaccamento (ai frutti delle azioni) e considerando allo stesso modo sia il successo che il fallimento. Tale equanimità si chiama yoga'.  

 

 

 

Bhagavad Gita II, V.48